
In attesa del suono delle campane ad annunciare risvolti politicamente devastanti, occorre fare una premessa dalla quale non si può sfuggire: a Frattamaggiore hanno perso i cittadini, ha perso la politica, quella vera. La seduta consiliare che ha visto passare il Bilancio di previsione senza grandi sussulti numerici, al netto delle fughe e delle assenze da enterogermina, si può sintetizzare quasi in termini calcistici, come una partita durata oltre 4 anni, giocata da consiglieri comunali ognuno con un proprio obiettivo personale e certamente non politico o civico. E come in ogni partita alla fine ci sta sempre un risultato. Cominciamo dai consiglieri comunali “vincitori”, quelli che hanno centrato i migliori obiettivi con assessori ad personam, mai fatti mancare sin dalle prime battute, e visibilità politiche, da veri e propri vigilantes full time della politica frattese, lo scettro dei vincitori quindi va sicuramente ai consiglieri Pezzullo, Alborino, Franco Del Prete, Pasquale Del Prete, Lamberti, i cespugli della maggioranza fedeli al sindaco. A vincere sicuramente sono anche i consiglieri comunali di Liberiamo Fratta, Argentiere e Ambrico, coerenti e leali al loro mandato e programma elettorale e Grimaldi con incisive azioni di controllo sugli atti prodotti dall’amministrazione. Chi pareggia tra le forze di maggioranza è sicuramente Tommaso Capasso, Amatucci, Pellino, Valentino che hanno nel loro curriculum – al di là di alcune azioni di controllo sugli atti non gradite in maggioranza – la loro fedeltà al sindaco, cosa non di poco conto che ad altri della maggioranza, è mancata. Rimangono gli sconfitti. Al netto della posizione di Aveta, consigliere comunale dalle caratteristiche democristiane più dinamiche esistenti, tanto da passare dalla presunta opposizione, ad approvare un documento programmatico certamente non suo, ma di una maggioranza da lui spesso aspramente contestata in alcuni atti ed episodi denunciati alla Procura e alla Guardia di Finanza, gli sconfitti sono sicuramente i fuggitivi, gli assenti al consiglio, che in maniera confusa, avevano attuato una “strategia” che avrebbe dovuto mettere nell’angolo il sindaco con un emendamento farsa, ma che alla luce dei fatti, ha generato un effetto contrario. I fuggitivi, gli assenti, pare danno la colpa al consigliere Pasquale Gervasio che in poche ore è stato tra i firmatari dell’emendamento per poi correre in aiuto al sindaco nella speranza di ottenere l’ennesima visibilità in giunta. Non sappiamo chi politicamente sia peggio dell’altro nei comportamenti, ma abbiamo la certezza politica che gli assenti firmatari dell’emendamento Rossi, D’Ambrosio, Russo, Vitale, Parolisi, Di Marzo e lo stesso Gervasio, distaccatosi ma entrato in consiglio, hanno perso sicuramente la partita, principalmente quella nei confronti degli elettori e del sindaco che rimane il vincitore assoluto. Per il momento, in attesa del suono delle campane.